03/04/14

La resistenza non armata: Gli scioperi operai nel 1943 e 1944

di Luigi Rossi


I primi scioperi di fine '43 sotto il regime Badoglio ottengono
miglioramenti salariali e alimentari, ma la protesta continua. In
gennaio 1944 ci sono scioperi, con una componente politica sempre più
forte ma lo sciopero italiano del marzo 1944 fu più grande in assoluto
sotto occupazione nazista. L'adesione allo sciopero andò dal 50 al
100%. Il numero complessivo degli scioperanti arrivò almeno a mezzo
mili.Non fu l'unico, dunque, ma il più importante episodio di
resistenza non armata di quegli anni sotto il dominio nazista.


Operai Breda 1945

Gli operai della Breda riuniti per difendere i materiali della fabbrica dai nazisti
durante la Resistneza nel 1945.

 

Lo sciopero iniziato a Torino inizia  in un momento particolare dello
scenario di guerra dopo la vittoria definitiva di Stalingrado che
porta la data del 2 febbraio 1943
Lo riconobbe perfino Mussolini che, nel suo discorso al Direttorio
fascista riunito il 17 aprile, commentando gli avvenimenti disse:

«Quanto è accaduto è sommamente deplorevole. Questo episodio
sommamente antipatico [si riferisce agli scioperi di Torino e Milano]
che ci ha fatto ripiombare di colpo vent'anni addietro, bisogna
inquadrarlo nell'insieme della situazione internazionale e cioè nel
fatto che l'avanzata dei russi pareva ormai irresistibile e che quindi
il "baffone" (così è chiamato negli ambienti operai Stalin) sarebbe
arrivato presto a "liberare" l'Italia». (3)

il capo della polizia fascista, Carmine Senise, e il ministro delle
Corporazioni dirà addirittura che in qualche caso i fascisti
«fomentavano» gli scioperi e che«Il fatto notevole fu che allo
sciopero tutti parteciparono: fascisti e non fascisti, persino quelli
che facevano parte della milizia»,

Le forme della resistenza non armata non sono limitate agli scioperi
ma avevano in quegli anni assunto dimensioni di massa.
Ogni giorno aumentava la fuga dalle organizzazioni fasciste: dal 28
ottobre 1942 all'11 marzo 1943 oltre due milioni di italiani (secondo
i dati ufficiali) non avevano nrinnovato la tessera del partito
fascista, gli iscritti alla Gioventù del Littorio erano scesi da nove
milioni a cinque milioni.

Lutz Klinkhammer, in un convegno sulla Resistenza nonarmata, giudica
questa mobilitazione antifascista delle masse operaie e l'opposizione
silente al regime una dimostrazione politica di grandissima
importanza. Lo sciopero fu la più grande protesta di massa con la
quale dovette confrontarsi la potenza occupante: attuata
dimostrativamente senza aiuti dall'esterno, senza armi ma con grande
energia e sacrifici.
Quando Hitler seppe, ordinò che il 20% degli scioperanti (pari a
70.000 uomini) fosse immediatamente deportato in Germania a
disposizione delle SS per essere avviati al lavoro
Rahn capo delle SS.  a proprio rischio, indusse Hitler a ritirare il
suo ordine, col motivo che tale misura sarebbe stata molto
controproducente: una gran parte di quei 70.000 uomini sarebbero
passati alle bande partigiane, e la produzione industriale ne sarebbe
stata enormemente danneggiata.
Hitler, dunque, cede a Rahn, ma indirettamente cede agli operai
scioperanti e alla loro avversione ai tedeschi.
Le conseguenze per gli operai furono in definitiva modeste e comunque
inferiori agli eventi precedenti e analoghi negli altri paesi
occupati.Furono probabilmente 1.200 (il numero esatto non è certo) gli
scioperanti deportati in Germania. Questa misura fu efficace ai fini
degli occupanti, perché bloccò gli scioperi fino all'aprile 1945, al
momento dell'insurrezione finale ma la macchina del consenso fascista
nelle fabbriche e nel territorio si era ormai rotta.

Gli scioperi in Brianza

Le caratteristiche dello sciopero del marzo '44 in Brianza furono
quindi innanzitutto di subalternità nelle azioni e nelle decisioni,
nei confronti dei grandi centri sestesi e milanesi. Inoltre, riguardo
la durata, mentre nella cintura milanese l'astensione del lavoro
continuò fino all'8 marzo, nel monzese che nel comasco non si andò
oltre i due giorni.
Le nuove generazioni operaie non avevano tradizioni di scioperi anche
perché il regime aveva vietato per legge le manifestazioni di dissenso
dal 1926 .Molti giovani erano sotto le armi e nelle fabbriche era
presente una forte componente femminile.
Le rivendicazioni erano genericamente salariali,ma per la dimensione
di massa tutto divenne immediatamente politico.
Nell'Italia liberata durante i pochi giorni del governo Badoglio viene
siglato il patto Buozzi-Mazzini che riconosce le Commissioni Interne
elette da tutti i lavoratori  e non solo dagli iscritti al sindacato.
Buozzi morra pochi mesi dopo per mano dei tedeschi pochi gg prima
della liberazione di Roma.
Qualche giorno prima dell'arresto,aveva anche contribuito a formulare
con Giuseppe Di Vittorio per il Pci,Achille Grandi per la Dc il patto
per la ricostituzione della CGIL unitaria che sarà siglato a Roma il 9
giugno 1944.
Purtroppo dopo l'arresto e la morte di Bruno Buozzi anche Achille
Grandi ,che viveva sotto il fascismo facendo il tipografo a Desio
,sarà costretto a lasciare per ragioni di salute tutti gli impegni
sindacali.

In Brianza intanto la rete della resistenza non armata che annoverava
importanti dirigenti storici del sindacalismo socialista e cattolico
pre fascista da Achille Grandi a Ettore Reina a Franco Mariani e
numerosi dirigenti operai tutti accomunati da un comportamento
coerente senza connivenze con il Fascismo iniziava a dare i suoi
frutti.
Gli scioperi nel territorio si sviluppano per periodi più brevi e in
condizioni più difficili che nelle grandi fabbriche di Torino o Milano
Nel 43/ 44 si fermano la Targetti e la Bianchi,ad Arcore la Gilera a
Carate le officine Formenti,a Seregno la Ambrogio Silva.
A Monza gli scioperi vengono contrastati più duramente dai Tedeschi e
dai repubblichini,ma si fermano: la Singer,la Hesemberger,la
Philips,la Sertum.
Nel contesto di quegli anni ogni fermata del lavoro delle
fabbriche,specialmente quelle periferiche ,era rischiosissimo.
I reparti erano pieni di delatori,di fascisti, e il giorno dopo lo
sciopero bisognava rientrare a lavorare e ovviamente tutti sapevano
chi aveva aderito o no.
Gli scioperi nelle grandi fabbriche e in generali di quegli anni
contribuirono a creare una nuova dirigenza uscita dalla esperienza
della lotta armata .
Il comitato sindacale clandestino voluto dal CLN vedeva la presenza
del lecchese Gaetano Invernizzi per ilPCI, di Luigi Morelli per la
DC,e il novese Franco Mariani per il PSI che era anche l'unico
dirigente con esperienza prebellica avendo ricoperto la carica di
segretario della Camera del Lavoro dal 1913 al periodo pre fascista .